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Il comunicato del Presidente


	
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Caro Presidente Bachy,

 

io non posso definirmi un “prodotto della vigna”, in senso stretto, ma nella mia vita ho saltato pochissime vendemmie: da quando ero bambino, fino all’età adulta, ho sempre cercato di ritagliarmi qualche giorno per vendemmiare. Un modo per ritornare alle origini vere del rapporto ancestrale fra l’uomo e la natura, perché quella del vino è forse, fra tutte le produzioni agricole, quella in cui risulta più evidente e tangibile.

 

Considero la mia elezione alla presidenza dell’AREV soprattutto un riconoscimento per la nostra Regione: il Piemonte ha circa 48mila ettari di superficie coltivata a vite, l’88% della produzione è fatta da DOP, ci sono circa 20mila produttori vitivinicoli, senza considerare tutto l’indotto. Il Piemonte è la seconda regione in Italia per valore aggiunto delle esportazioni, preceduta solo dal Veneto. Il Piemonte è anche la regione in cui è nato il movimento di Slow Food e quello di Terra Madre: iniziative che hanno messo al centro il rapporto fra produzione agricola, cultura, territorio e ambiente. In sostanza, la biodiversità. Vorrei anche ricordare che il Piemonte è stata, 6 mesi fa, la prima regione a ricevere il riconoscimento UNESCO come patrimonio mondiale dell’umanità per il suo territorio vitivinicolo, e faccio quindi i miei auguri allo Champagne perché ottenga presto lo stesso riconoscimento. Da parte nostra, metteremo a disposizione la nostra competenza per la valorizzazione delle altre regioni vitivinicole europee.

 

Ho avuto modo di riflettere, negli scorsi giorni, su un aspetto importante della storia della civilizzazione europea, dal medioevo alla contemporaneità: il ruolo della viticoltura non solo come forza economica ma anche come indice di comunità, di identità, di cultura. Ecco, solo se riusciremo a tenere insieme questi due aspetti, economia e mercato da una parte e comunità, identità e territorio dall’altra riusciremmo a fare una politica forte in grado di dinamicizzare questo settore portando i giovani a lavorare nelle nostre campagne. Abbiamo bisogno che arrivi nuova linfa e voglia di futuro, e questo sarà l’asse fondamentale su cui si muoverà la mia azione come Presidente dell’AREV.

 

Collegata a questo c’è la tutela della biodiversità della produzione del vino e della vite: uno degli elementi fondamentali della nozione di “patrimonio dell’umanità” che rende strategico il riconoscimento UNESCO.

 

Per questo io considero le produzioni vitivinicole di montagna, quelle in condizioni di forte pendenza, e le produzioni vitivinicole delle isole, come elementi di caratterizzazione e valorizzazione del rapporto tra vino e ambiente che devono diventare uno degli assi strategici per rafforzare la nostra azione di tutela e promozione del valore che rappresentiamo. Altri temi sui quali ci concentreremo sono l’azione comune per combattere la flavescenza dorata, la valorizzazione del sottoprodotto della vigna, la riduzione dei trattamenti chimici nelle vigne e nelle aree limitrofe: mettendo in fila tutti questi concetti arriviamo a definire un’altra delle nostre priorità, cioè il consolidamento del rapporto fra la promozione dei vini di qualità e la promozione del turismo enoambientale.

La domanda di turismo mondiale sta cambiando, e noi sappiamo che per attirare i nuovi flussi turistici abbiamo bisogno di giocare tutte le nostre carte, comunicando in modo vincente il valore di quello che facciamo, con orgoglio e consapevolezza.

 

Concludo rassicurando il Presidente Bachy che nella sua relazione ci ha invitato a sostenere una politica forte come espressione di comunità: io e la mia squadra saremo vigili e attivi nel combattere i nostri peggiori nemici, l’industrializzazione senza qualità e il liberismo senza principi, avversari mai domati. Noi porteremo nelle sedi di negoziazione europea e transnazionale la forza di una piattaforma politica che crede nella biodiversità, nella valorizzazione del territorio e della sua cultura, e che sarà in grado di far riconoscere il valore delle produzioni tipiche della vite e del vino.

 

Alcuni segnali a livello europeo ci indicano che la crisi economica sta per finire, ma sappiamo bene chedal punto di vista del significato profondo di questa parola, che in greco significa “cambiamento”, la crisi non è affatto finita, e che anzi siamo nel suo epicentro. Ma è proprio quando la crisi è più profonda che è necessario tornare ai fondamenti della comunità: la natura, la conoscenza e il pensiero. La Natura che produce e l’Uomo che pensa. E cosa più della vite, nella storia dei popoli, esprime questo connubio virtuoso?

 

Grazie a tutti,

 

Sergio Chiamparino
Presidente dell’AREV